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Citazioni sul coraggio
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Alessandro Manzoni lo dice in una riga sola, quasi una battuta: «Il coraggio, uno, non se lo può dare» — non è qualcosa che si acquisisce a comando, e proprio per questo la letteratura ci gira intorno da sempre, cercando di capire dove nasca davvero. In questa raccolta il coraggio non è quasi mai eroismo da battaglia: è la resistenza silenziosa del vecchio Santiago di Ernest Hemingway, che «può essere distrutto ma non sconfitto»; è la rottura necessaria di un guscio che Hermann Hesse racconta in Demian — «L'uccello lotta per uscire dall'uovo. L'uovo è il mondo» — dove il coraggio coincide con la crescita stessa.
Neil Gaiman, in Coraline, lo definisce forse nel modo più preciso di tutta la raccolta: «quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio» — non l'assenza di paura, ma la sua sopportazione. È lo stesso coraggio minuto e ostinato di Jo March in Piccole donne di Louisa May Alcott, che non promette di non avere paura delle tempeste, solo di imparare a governare la propria nave.
Ci sono anche i coraggi più grandi e più politici — quello di James Baldwin, che scrive che nulla può cambiare finché non viene affrontato, quello di Margaret Atwood, che affida a una frase in latino maccheronico, scarabocchiata su un muro da una prigioniera, tutta la resistenza del Racconto dell'ancella. Dal fantasy al saggio civile, ventisei modi diversi di rispondere alla stessa domanda: cosa serve, davvero, per non arrendersi.
Non manca il registro più antico, quello dell'epica cavalleresca: Ludovico Ariosto apre l'Orlando furioso cantando insieme «le donne, i cavallier, l'arme, gli amori», e Torquato Tasso fa lo stesso con «l'arme pietose» della Gerusalemme liberata — il coraggio come materia stessa del racconto epico, prima ancora che come virtù di un singolo personaggio. Ugo Foscolo lo lega invece alla memoria: sono le tombe dei grandi, scrive nei Sepolcri, ad accendere «a egregie cose il forte animo» di chi resta.