«Critone, siamo in debito d'un gallo ad Asclepio.»: la frase di Platone in «Fedone»

Critone, siamo in debito d'un gallo ad Asclepio.

— Platone, Fedone · 385 a.C. ca.
Copertina di "Fedone" di Platone
Fedone · 385 a.C. ca.

Sono le ultime parole di Socrate, pronunciate all'amico Critone subito dopo aver bevuto la cicuta: un promemoria su un debito rituale verso il dio della medicina, offerto di solito da chi guarisce da una malattia. Nei duemilaquattrocento anni successivi filosofi e storici non hanno mai smesso di discutere cosa Socrate intendesse davvero dire in punto di morte.

Dove si trova1935, cap. LXVI, trad. Francesco Acri. Fonte su Wikiquote →

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La citazione in immagine

«Critone, siamo in debito d'un gallo ad Asclepio.» — Platone, Fedone (385 a.C. ca.). Grafica Sottolineature, versione chiara.«Critone, siamo in debito d'un gallo ad Asclepio.» — Platone, Fedone (385 a.C. ca.). Grafica Sottolineature, versione scura.
Grafica Sottolineature · cap. LXVI
Come si cita questa frase

Platone, «Critone, siamo in debito d'un gallo ad Asclepio.», Fedone, trad. di Francesco Acri, 1935, cap. LXVI. Testo: https://it.wikiquote.org/wiki/Platone

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