«Resistere. Nessun singolo istante di quel dolore…»: la frase di David Foster Wallace in «Infinite Jest»
Resistere. Nessun singolo istante di quel dolore era insopportabile. Eccolo qua un secondo: lo aveva sopportato. Insopportabile era il pensiero di tutti gli istanti in fila, uno dietro l'altro,…
Resistere. Nessun singolo istante di quel dolore era insopportabile. Eccolo qua un secondo: lo aveva sopportato. Insopportabile era il pensiero di tutti gli istanti in fila, uno dietro l'altro, splendenti.

È un pensiero di Don Gately, ex ladro ed ex tossicodipendente ormai counselor alla Ennet House, la casa di recupero al centro di gran parte del romanzo pubblicato nel 1996: ferito e stremato dal dolore fisico, capisce che a essere insopportabile non è un singolo istante di sofferenza, che si può sempre reggere, ma l'idea di tutti gli istanti ancora da venire messi in fila uno dopo l'altro.
Dove si trovariflessione sul dolore, trad. Edoardo Nesi.
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Come si cita questa frase
David Foster Wallace, «Resistere. Nessun singolo istante di quel dolore era insopportabile. Eccolo qua un secondo: lo aveva sopportato. Insopportabile era il pensiero di tutti gli istanti in fila, uno dietro l'altro, splendenti.», Infinite Jest, trad. di Edoardo Nesi, 1996, riflessione sul dolore.

