Una raccolta

Frasi e citazioni sulla tristezza

30 citazioni scelte a mano

C'è una tristezza che si scrive in versi brevissimi, come quella di Pablo Neruda che apre la sua poesia più celebre annunciando di poter scrivere «i versi più tristi questa notte», e una che si scioglie in un'unica immagine folgorante, come la morte che avrà «i tuoi occhi» nell'ultima raccolta di Cesare Pavese, pubblicata poche settimane prima del suicidio del poeta. Paul Verlaine la fa piovere dentro un cuore «senza ragione», in una delle sue Romanze senza parole più imitate.

Ci sono le lacrime trattenute che «si depositano sul cuore» fino a incrostarlo, secondo la voce narrante di Susanna Tamaro, e la tristezza improvvisa, diversa dalla paura, che Truman Capote fa raccontare a Holly Golightly in «Colazione da Tiffany». Eugenio Montale la chiama «triste meraviglia» osservando il travaglio di ogni vita umana negli «Ossi di seppia», mentre Roberto Bolaño, in «2666», arriva a includerla fra le ragioni stesse per cui vale la pena leggere. Fëdor Dostoevskij va oltre e la rovescia: c'è chi, scrive in «Delitto e castigo», è «appassionatamente innamorato della sofferenza».

C'è la tristezza collettiva della guerra e della perdita pubblica: Salvatore Quasimodo appende le cetre ai salici, mute, «al triste vento» di un'Italia occupata; Ugo Foscolo, nelle «Ultime lettere di Jacopo Ortis», piange una patria che sente «consumata» e perduta. Alfred Tennyson, in «In Memoriam», arriva alla formula più citata sul lutto in lingua inglese: meglio avere amato e perduto, scrive, che non avere mai amato.

Due voci, infine, parlano di un dolore più radicale. Giacomo Leopardi, negli ultimi versi di «A se stesso», invita il proprio cuore a non sperare più nulla dopo la fine di un amore non corrisposto; Giuseppe Ungaretti, nella raccolta «Il dolore», scritta dopo la morte del fratello Costantino, descrive una disperazione che sale «come una roccia di gridi» fino a chiudere la gola.

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