«Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia:…»: l’incipit di «Storia di una capinera» di Giovanni Verga
Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro…
Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti.

È chi scrive le lettere che compongono il romanzo — una giovane educanda che il lettore conoscerà come Maria — a raccontarlo come prima immagine: nella capinera morta di tristezza nonostante le cure ricevute riconosce in anticipo il proprio destino, quello di tutte le fanciulle rinchiuse in convento dalla volontà delle famiglie e da un'educazione religiosa che le priva della libertà di scegliere.
Dove si trovaintroduzione di Santino Spartà, Newton Compton, Roma, 1993, incipit. Fonte su Wikiquote →
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Come si cita questa frase
Giovanni Verga, «Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti.», Storia di una capinera, introduzione di Santino Spartà, Newton Compton, Roma, 1993, incipit. Testo: https://it.wikiquote.org/wiki/Giovanni_Verga

