«E andando nel sole che abbaglia, sentire con triste…»: il verso di Eugenio Montale da «Ossi di seppia»

E andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia com'è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

— Eugenio Montale, Ossi di seppia · 1925
Copertina di "Ossi di seppia" di Eugenio Montale
Ossi di seppia · 1925

È la chiusa della poesia «Meriggiare pallido e assorto», una delle liriche-manifesto di «Ossi di seppia»: dopo aver descritto un mezzogiorno immobile appoggiato a un muro d'orto, il poeta si allontana camminando nel sole accecante lungo un muro coronato di vetri rotti, e in quel gesto ripetitivo ritrova un'immagine della propria condizione — la vita come un cammino faticoso lungo un ostacolo che non si può superare, solo costeggiare.

Dove si trovachiusa della poesia «Meriggiare pallido e assorto».

Vedi sul sito

La citazione in immagine

«E andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia com'è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.» — Eugenio Montale, Ossi di seppia (1925). Grafica Sottolineature, versione chiara.«E andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia com'è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.» — Eugenio Montale, Ossi di seppia (1925). Grafica Sottolineature, versione scura.
Grafica Sottolineature · chiusa della poesia «Meriggiare pallido e assorto»
Come si cita questa frase

Eugenio Montale, «E andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia com'è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.», Ossi di seppia, 1925, chiusa della poesia «Meriggiare pallido e assorto».

Segnala un errore in questa citazione