Una raccolta

Frasi e citazioni sulla morte

43 citazioni scelte a mano

Non esiste, in letteratura, un solo modo di scrivere della morte. C'è chi la affronta di petto, come Marguerite Yourcenar quando fa dire al suo imperatore Adriano che bisogna «entrare nella morte ad occhi aperti»; c'è chi la maschera dietro l'ironia di una premessa narrativa, come fa José Saramago immaginando un giorno in cui, semplicemente, nessuno muore più. C'è chi ne scrive per averla vista da vicino — «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi» di Cesare Pavese dà il titolo alla sua ultima raccolta di poesie, pubblicata poche settimane prima della morte del poeta stesso.

C'è anche chi la usa per dire il contrario di quello che sembra: Isaac Asimov scrive che «la morte è pacifica», Frank Herbert chiama la paura «la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale», e Luigi Pirandello, ne «Uno, nessuno e centomila», rovescia tutto sostenendo di morire — e rinascere — a ogni istante. William Faulkner arriva a dire che «il passato non è mai morto», mentre Charles Bukowski, più prosaico, si limita a constatare che «l'uomo nasce per morire», e il resto è solo attesa.

C'è la morte collettiva della guerra, in Erich Maria Remarque, dove i soldati sono «morti spietati» che per un sortilegio continuano a muoversi e uccidere, e quella di una città intera, Milano, che Salvatore Quasimodo cerca «tra la polvere» senza più trovarla. Beppe Fenoglio, ne «Una questione privata», racconta chi non può più morire senza prima sapere — in un'epoca in cui ai ragazzi si chiedeva proprio quello, di morire senza troppe domande.

In questa raccolta la morte non è mai un argomento astratto: è la voce di Achille che riconoscerebbe Patroclo «anche nella morte» nel romanzo di Madeline Miller, è il cadavere che narra in prima persona l'apertura de «Il mio nome è rosso» di Orhan Pamuk, è la domanda di Jorge Luis Borges su cosa significhi davvero essere gli unici esseri capaci di sapersi mortali. C'è anche chi la addolcisce per un lettore giovane senza mentirgli: il preside Silente, ne «Harry Potter e la Pietra Filosofale» di J.K. Rowling, la chiama «una nuova, grande avventura» proprio mentre spiega a un ragazzino la scelta di un vecchio amico di lasciarsi morire in pace. Autori distanti per epoca e lingua arrivano tutti alla stessa domanda, senza mai rispondere allo stesso modo.

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