«Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un…»: l’incipit di «Il mio nome è rosso» di Orhan Pamuk
Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l'ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia…
Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l'ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo.

È la primissima frase del romanzo, pronunciata da un miniaturista appena assassinato e gettato in un pozzo nella Istanbul ottomana del 1591: il libro, che valse a Pamuk fama internazionale, alterna decine di voci narranti diverse — non solo persone ma anche oggetti, animali e persino i colori — per ricostruire un delitto legato a una disputa sull'arte della miniatura islamica e sull'influenza della pittura occidentale.
Dove si trovaincipit, trad. Marta Bertolini e Şemsa Gezgin.
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Come si cita questa frase
Orhan Pamuk, «Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l'ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo.», Il mio nome è rosso, trad. di Marta Bertolini e Şemsa Gezgin, 1998, incipit.

