Una raccolta

Frasi e citazioni sull'infanzia

15 citazioni scelte a mano

L'infanzia, in letteratura, è quasi sempre raccontata da lontano, con lo sguardo di chi la osserva già da adulto. Marcel Proust ne fa il motore stesso della memoria: un odore di muffa, in un chiosco parigino, gli restituisce di colpo la stanzetta dello zio Adolphe nella Combray della propria infanzia, con lo stesso meccanismo — più minimo, ma non meno felice — della celebre madeleine. Natalia Ginzburg trova lo stesso effetto in una semplice frase di famiglia, ripetuta infinite volte fin da bambini: basta quella per riconoscersi ovunque nel mondo.

Jean-Paul Sartre, nell'autobiografia «Le parole», racconta un'infanzia vissuta quasi interamente tra i libri — «i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna» — mentre Vittorio Alfieri, guardando gli adulti da bambino, impara già allora che a tenere insieme gli uomini non è la fiducia ma la paura reciproca. Yukio Mishima descrive la propria infanzia isolata con una frase secca — «non mi curavo di nulla, e d'altronde nulla si curava di me» — nel romanzo autobiografico sulla scoperta della propria identità.

E ci sono le infanzie inventate, non meno vere di quelle vissute: Marcello, il protagonista de «Il conformista» di Alberto Moravia, affascinato dagli oggetti come una gazza fin da fanciullo; Elsa Morante che apre «Menzogna e sortilegio» con una bambina appena orfana e già adottata; Oskar Matzerath, il narratore grottesco del «Tamburo di latta» di Günter Grass, che racconta la propria nascita sotto due lampadine da sessanta watt con lo stesso sarcasmo con cui, a tre anni, deciderà di smettere di crescere; e Pino, il padre di «Io non ho paura» di Niccolò Ammaniti, che da piccolo sognava sempre i mostri — e ancora oggi, da adulto, ogni tanto gli capita.

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