«Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi,…»: la frase di Jean-Paul Sartre in «Le parole»
Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà,…
Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l'imprevedibilità.

Sartre ripensa qui alla propria infanzia, trascorsa in gran parte nello studio del nonno materno Charles Schweitzer, dove i libri sostituivano ogni altro gioco e ogni altro spazio aperto: quella biblioteca — racconterà più avanti — gli diede il senso della propria vocazione ancora prima che sapesse leggere, semplicemente maneggiando volumi troppo grandi e pesanti per le sue mani, ancora incapace di leggerli davvero.
Dove si trovatrad. Luigi De Nardis, il Saggiatore, 1964, p. 37. Fonte su Wikiquote →
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Come si cita questa frase
Jean-Paul Sartre, «Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l'imprevedibilità.», Le parole, trad. Luigi De Nardis, il Saggiatore, 1964, p. 37. Testo: https://it.wikiquote.org/wiki/Jean-Paul_Sartre

