Una raccolta

Frasi e citazioni sulla casa

16 citazioni scelte a mano

Poche parole hanno il doppio fondo di «casa»: è il luogo fisico, con il suo tetto e le sue porte, ed è insieme l'idea di appartenenza che quel luogo dovrebbe garantire e a volte tradisce. V.S. Naipaul intitola il proprio romanzo più noto «Una casa per Mr Biswas» e ne fa la storia di un'intera vita spesa a non voler più «vivere e morire come si nasce, superflui e senza un tetto»: la casa, lì, è dignità prima ancora che riparo.

È anche la condizione stessa della libertà, per chi non l'ha mai avuta per intero: Virginia Woolf apre «Una stanza tutta per sé» sostenendo che una donna, per scrivere, ha bisogno anzitutto di denaro e di uno spazio proprio — una casa dentro la casa. Henrik Ibsen, in «Casa di bambola», racconta il rovescio di quella stessa domanda: Nora scopre che la propria casa «non è stata altro che un luogo di ricreazione», una scena allestita più che una vita vissuta.

Ci sono poi le case che formano chi le abita, nel bene e nel male: Nathaniel Hawthorne, ne «La casa dei sette abbaini», si chiede cosa accadrebbe se ogni generazione fosse costretta a costruirsi la propria abitazione invece di ereditarla; Alberto Moravia, ne «Il conformista», lega la freddezza dell'adulto Marcello proprio all'indifferenza vissuta in casa da bambino; Ian McEwan, in «Espiazione», immagina un'intera vita risolta in «una stanza priva di porta», un'immagine di casa rovesciata in prigione.

E infine le case che restano nella memoria di chi le racconta: quella che brucia in «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury, dove una donna preferisce restare fra le fiamme piuttosto che abbandonare i libri; quella a cui si torna senza riuscire a raccontarla davvero, nel ricordo di Paolo Cognetti in «Le otto montagne»; la vecchia casa nel giardino abbandonato in cui Astrid Lindgren fa abitare Pippi Calzelunghe, la villa dai muri bianchi dell'infanzia di Mario Vargas Llosa ne «La zia Julia e lo scribacchino», e la casa buia fra mobili antichi, libri in latino e mummie in cui Isabel Allende fa nascere e crescere la protagonista di «Eva Luna». Italo Calvino, ne «Le città invisibili», immagina una città che si ricostruisce altrove portando con sé «le case»; Anna Achmatova, ne «Lo stormo bianco», le vede leggere contro il cielo di una sera di pace; Goliarda Sapienza, ne «L'arte della gioia», ricorda infine che una casa «salubre e vivibile» è anzitutto una questione politica, non solo privata.

Gaston Bachelard, ne «La poetica dello spazio», prova invece a dire cosa sia la casa prima ancora di essere raccontata: non un semplice riparo, ma «il nostro angolo del mondo, il nostro primo universo» — la struttura attraverso cui, fin dall'infanzia, si impara ad abitare qualsiasi altro spazio.

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