«Ché la Bellezza, odimi bene, Fedro, la Bellezza…»: la frase di Thomas Mann in «La morte a Venezia»
Ché la Bellezza, odimi bene, Fedro, la Bellezza soltanto è divina e visibile a un tempo, ed è per questo che essa è la via al sensibile, è, piccolo Fedro, la via che mena l'artista allo spirito.

Sono parole di Socrate rivolte al giovane Fedro, in un dialogo immaginario ripreso dal Fedro di Platone che lo scrittore Gustav von Aschenbach richiama alla memoria durante il soggiorno veneziano raccontato in questa novella del 1912: osservando ormai ogni giorno, quasi in segreto, il ragazzo polacco Tadzio sulla spiaggia del Lido, Aschenbach cerca in quelle parole antiche una giustificazione filosofica alla propria fascinazione.
Dove si trovamonologo finale, rielaborazione del Fedro di Platone.
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Come si cita questa frase
Thomas Mann, «Ché la Bellezza, odimi bene, Fedro, la Bellezza soltanto è divina e visibile a un tempo, ed è per questo che essa è la via al sensibile, è, piccolo Fedro, la via che mena l'artista allo spirito.», La morte a Venezia, 1912, monologo finale, rielaborazione del Fedro di Platone.

