«Feci un respiro profondo e ascoltai il mio vecchio…»: la frase di Sylvia Plath in «La campana di vetro»

Feci un respiro profondo e ascoltai il mio vecchio cuore: sono io, sono io, sono io.

— Sylvia Plath, La campana di vetro · 1963
Copertina di "La campana di vetro" di Sylvia Plath
La campana di vetro · 1963

Sono le ultime righe del romanzo: Esther Greenwood, la protagonista, sta per entrare nella stanza dove una commissione di medici deciderà se dimetterla dall'ospedale psichiatrico in cui è stata curata dopo il tentativo di suicidio raccontato nelle pagine precedenti. Prima di varcare la soglia, si ferma ad ascoltare il proprio battito cardiaco, lo stesso «sono io, sono io, sono io» che l'aveva riportata alla vita mentre stava annegando.

Dove si trovaultime righe del romanzo.

Vedi sul sito

La citazione in immagine

«Feci un respiro profondo e ascoltai il mio vecchio cuore: sono io, sono io, sono io.» — Sylvia Plath, La campana di vetro (1963). Grafica Sottolineature, versione chiara.«Feci un respiro profondo e ascoltai il mio vecchio cuore: sono io, sono io, sono io.» — Sylvia Plath, La campana di vetro (1963). Grafica Sottolineature, versione scura.
Grafica Sottolineature · ultime righe del romanzo
Come si cita questa frase

Sylvia Plath, «Feci un respiro profondo e ascoltai il mio vecchio cuore: sono io, sono io, sono io.», La campana di vetro, 1963, ultime righe del romanzo.

Segnala un errore in questa citazione