«Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati di…»: la frase di Sibilla Aleramo in «Amo dunque sono»

Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati di genziane, per affondarvi insieme i nostri volti?

— Sibilla Aleramo, Amo dunque sono · 1927
Copertina di "Amo dunque sono" di Sibilla Aleramo
Amo dunque sono · 1927

È un libro in forma di diario e lettere d'amore, scritto da Sibilla Aleramo per il giovane amante a cui l'opera è indirizzata fin dall'incipit. In questo passo l'autrice immagina un futuro da vivere insieme a lui, con un'immagine di prati verdi e fioriti di genziane in cui affondare i volti: il linguaggio della natura usato per dire il desiderio di un'unione piena.

Dove si trovaFeltrinelli, 1998, p. 112. Fonte su Wikiquote →

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La citazione in immagine

«Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati di genziane, per affondarvi insieme i nostri volti?» — Sibilla Aleramo, Amo dunque sono (1927). Grafica Sottolineature, versione chiara.«Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati di genziane, per affondarvi insieme i nostri volti?» — Sibilla Aleramo, Amo dunque sono (1927). Grafica Sottolineature, versione scura.
Grafica Sottolineature · p. 112
Come si cita questa frase

Sibilla Aleramo, «Quali prati ci aspettano, verdi, folti, iridati di genziane, per affondarvi insieme i nostri volti?», Amo dunque sono, Feltrinelli, 1998, p. 112. Testo: https://it.wikiquote.org/wiki/Sibilla_Aleramo

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