«Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di…»: l’incipit di «Gli indifferenti» di Alberto Moravia
Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l'uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le…
Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l'uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe; ma ella non se ne accorse e si avanzò con precauzione guardando misteriosamente davanti a sé, dinoccolata e malsicura; una sola lampada era accesa e illuminava le ginocchia di Leo seduto sul divano; un'oscurità grigia avvolgeva il resto del salotto.

Sono le prime righe del romanzo: Carla entra nel salotto di casa dove si trova Leo, con un vestito troppo corto che ne segnala subito l'imbarazzo e la fragilità. Da questa scena iniziale, apparentemente minima, si apre il ritratto di una famiglia borghese romana attraversata da un'indifferenza morale ed emotiva profonda — un vuoto interiore mascherato dalle buone maniere, tema centrale di tutto il libro.
Dove si trovaincipit.
Resta su questo dispositivo. La ritrovi in Le mie sottolineature.
Come si cita questa frase
Alberto Moravia, «Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l'uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe; ma ella non se ne accorse e si avanzò con precauzione guardando misteriosamente davanti a sé, dinoccolata e malsicura; una sola lampada era accesa e illuminava le ginocchia di Leo seduto sul divano; un'oscurità grigia avvolgeva il resto del salotto.», Gli indifferenti, 1929, incipit.

