«Non esiste assurdità che non possa essere vissuta…»: la frase di Imre Kertész in «Essere senza destino»

Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.

— Imre Kertész, Essere senza destino · 1975
Copertina di "Essere senza destino" di Imre Kertész
Essere senza destino · 1975

È una riflessione di Gyuri, il narratore quattordicenne ungherese deportato nei lager nazisti, in questo romanzo che Kertész — lui stesso sopravvissuto ancora ragazzino ad Auschwitz e poi a Buchenwald — pubblicò nel 1975 dopo anni di rifiuti da parte degli editori nell'Ungheria ancora sotto il regime comunista: gli varrà comunque, decenni dopo, il premio Nobel nel 2002, primo scrittore ungherese a riceverlo.

Dove si trovariflessione del protagonista sui campi di concentramento, trad. Barbara Griffini.

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La citazione in immagine

«Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.» — Imre Kertész, Essere senza destino (1975). Grafica Sottolineature, versione chiara.«Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.» — Imre Kertész, Essere senza destino (1975). Grafica Sottolineature, versione scura.
Grafica Sottolineature · riflessione del protagonista sui campi di concentramento
Come si cita questa frase

Imre Kertész, «Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.», Essere senza destino, trad. di Barbara Griffini, 1975, riflessione del protagonista sui campi di concentramento.

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