«Non esiste assurdità che non possa essere vissuta…»: la frase di Imre Kertész in «Essere senza destino»
Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.

È una riflessione di Gyuri, il narratore quattordicenne ungherese deportato nei lager nazisti, in questo romanzo che Kertész — lui stesso sopravvissuto ancora ragazzino ad Auschwitz e poi a Buchenwald — pubblicò nel 1975 dopo anni di rifiuti da parte degli editori nell'Ungheria ancora sotto il regime comunista: gli varrà comunque, decenni dopo, il premio Nobel nel 2002, primo scrittore ungherese a riceverlo.
Dove si trovariflessione del protagonista sui campi di concentramento, trad. Barbara Griffini.
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Come si cita questa frase
Imre Kertész, «Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.», Essere senza destino, trad. di Barbara Griffini, 1975, riflessione del protagonista sui campi di concentramento.

