«Il benedettino passò un mazzetto di penne…»: l’incipit di «Il Consiglio d'Egitto» di Leonardo Sciascia
Il benedettino passò un mazzetto di penne variopinte sul taglio del libro, dal faccione tondo soffiò come il dio dei venti delle carte nautiche a disperdere la nera polvere, lo aprì con un ribrezzo…
Il benedettino passò un mazzetto di penne variopinte sul taglio del libro, dal faccione tondo soffiò come il dio dei venti delle carte nautiche a disperdere la nera polvere, lo aprì con un ribrezzo che nella circostanza apparve delicatezza, trepidazione.

È l'apertura del romanzo: nella Palermo del Settecento, un monaco benedettino — l'abate Vella — passa un mazzetto di penne colorate sul taglio di un antico libro e lo osserva con cura, in una scena tutta concentrata sui gesti minuti di uno studioso. È l'inizio della vicenda della grande falsificazione storica che l'abate Vella metterà in atto, cuore del romanzo di Sciascia sull'inganno e sul potere della storia scritta.
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Come si cita questa frase
Leonardo Sciascia, «Il benedettino passò un mazzetto di penne variopinte sul taglio del libro, dal faccione tondo soffiò come il dio dei venti delle carte nautiche a disperdere la nera polvere, lo aprì con un ribrezzo che nella circostanza apparve delicatezza, trepidazione.», Il Consiglio d'Egitto, 1963, incipit. Testo: https://it.wikiquote.org/wiki/Leonardo_Sciascia

